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di Virginia Casella

Fermamente convinto del suo senso etico e ignaro di che cosa fosse realmente la Fede, Giorgio Gaber è ancora oggi nella memoria di chi lo ricorda come quel cantautore “controcorrente” del dopoguerra. E così è descritto da Monsignor Rollando e Dal Bon, presidente della fondazione Gaber, che hanno avuto l’onore di conoscerlo.

La Fede è una ferita aperta che l’uomo tenta in tutti i modi di chiudere, consapevole però del fatto che non riuscirà nel suo intento” diceva Tibhon, filosofo e scrittore francese del novecento, ed è questo ciò che Gaber non si spiegava della Fede che lui riteneva come qualcosa capace di chiudere le ferite.

“Noi viviamo in un’ epoca nella quale vi è un eccesso di identità personale,egoismo e non pensiamo più alla solidarietà fra di noi” continua Monsignor Rollando ; Gaber sosteneva infatti che: “l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” e di conseguenza donare un po’ del proprio amore al prossimo fa stare bene. L’amore per il prossimo coincide con la carità alla quale spesso si rischia di porre un limite perchè consiste in una rinuncia a sé stessi che non tutti sono capaci di compiere.

L’uomo ha ormai rinunciato a quella capacità che lo avvicina a Dio e sceglie di non cercarlo più, ma i veri amici di Dio sono coloro che ancora lo ricercano in ogni azione, in ogni cosa, non quelli che affermano di averlo già trovato. “Siamo tutti in attesa” dice Gaber in una delle sue canzoni , ma che cos’è realmente questa attesa? Forse quella di scoprire che Dio c’è, che c’è sempre stato anche s enoi non ce ne siamo mai accorti ma che inconsapevoli abbiamo rincorso per tutta la vita.

Lo smarrimento del nostro Deserto non ci ha permesso di coltivare la vita contemplativa che da Monsignor Rollando viene paragonata alla chiglia di una barca che nonostante non si veda, c’è e permette alla barca di procedere. Evangelizzare significa umanizzare ovvero trovare nella propria vita piccoli spazi di silenzio, deserti in cui dedicarsi alla contemplazione e all’ascolto del battito del mondo .

Fra democrazia e un regime dittatoriale con a capo Gesù, quale sarebbe la sua scelta? Questa è la domanda che Dal Bon ha proposto a Monsignor Rollando il quale ha risposto affermando che il confronto fra le due opzioni non sussiste perchè un sistema con a capo Gesù sarebbe perfetto in quanto vi sarebbe attenzione al prossimo, solidarietà e carità ed è un sogno che in fondo tutti ci portiamo dentro. “La vita ha senso solo se condividiamo Amore” e quella di Gesù sarebbe perciò una dittatura d’amore.

L’evento si conclude infine con la visione di un breve filmato che racchiude momenti della carriera di musicista di Giorgio Gaber e con un’ennesima provocazione nei confronti della società degli anni 70.