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Di Lorenzo Sanguineti

Nella seconda giornata della serie di incontri “Quale spiritualità per l’uomo nella piazza generale?” è stato il turno della religione buddista tibetana, a cura del Lama Rinpoce, l’unico Lama italiano ad essere riconosciuto come “Tulku”, ovvero una reincarnazione di un precedente Lama.

Il Lama ha posto una domanda, molto profonda, per niente banale sul fatto se ci potesse ancora essere un barlume, uno spiraglio di spiritualità in un mondo corrotto dalla tecnologia.

Il tema di questo festival, la parola, è stata il soggetto della prima riflessione del Lama. La parola ha tanto potere, è la facoltà umana più importante poichè essa ci permette di apprendere e comunicare, ma a detta del Lama, la parola nella tecnologia ha perso la sua funzione di apprendere per diventare solo comunicazione.

Nella vecchia agorà, quella fisica, intesa come mondo comunicativo bisognava esporsi, metterci la faccia, mentre in quella dei social, nel mondo comunicativo dei telefoni, dove regna l’anonimato questa esposizione è sparita.
L’anonimato ci permette di usarlo come scusa per insultare, ingannare il prossimo.

In un mondo simile, dov’è la spiritualità?

Per il Lama, non si può non essere spirituali, forse non si potrà essere religiosi, ma siamo obbligati dalla natura umana ad essere spirituali, a imporre il nostro essere umani all’interno della società.

E la nuova piazza, ci può invece aiutare in questo,ci può aiutare a riconoscere una nostra spiritualità, nell’aiutare il prossimo.

Rinpoce ha affermato che al suo tempio i telefoni non si spengono mai, se non per determinati ritiri religiosi, proprio perchè essi aiutano invece la spiritualità, aiutano a condividerla, ma solo se li sai usare.
La spiritualità quindi non è morta, è in una sorta di letargo, e si sveglia solo in chi vuole condividerla, come è sempre stato.

Il lama ha riempito di aneddoti la sala circa il fatto che al suo tempio i social si usano per questo, si usano per aiutare, per spiritualizzare il mondo.

In definitiva i social non sono uno strumento negativo, è vero, possono essere un’arma a doppio taglio, una di odio e una di amore, come diceva Buddha “le parole hanno il potere di distruggere e di creare”, sta a te decidere come usarle, a te decidere se rispondere al tuo prossimo messaggio ” ti odio” o ” ti amo”.