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Di Lorenzo Sanguineti

Nella terza giornata dedicata alla ricerca sulla spiritualità in un mondo dove sono i social a fare da padrone, la società economica di Chiavari ci ha omaggiato della presenza del professor Gianpaolo Anderlini; che, da oltre trent’anni, si occupa di ebraismo.

Si è trattato di un incontro molto interessante; il professore ha saputo illustrare in maniera molto chiara cosa voglia dire essere spirituale per un ebreo, citando spesso passi della Bibbia, ma anche del vangelo.

L’uomo spirituale, per l’ebraismo, è colui che è santo, e colui che è santo è colui che imita Dio; poiché Dio avendoci fatti a sua immagine e somiglianza ci ha reso santi.

Spirituali significa anche testimoniare Dio. Il professore ha citato un passo: “Quando voi siete miei testimoni, io sono Dio”, proprio per farci capire quanto sia importante per un ebreo testimoniare il suo credo attraverso le azioni di fede, che per l’ebreo avvengono addirittura prima del pensiero di fede.

Fra il pubblico però, c’era chi scuoteva la testa, chi pensava che molte cose dette dal professore non fossero del tutto vere; è stato in quel momento che Anderlini ha detto che non esiste un’unica verità, poiché essa non ci appartiene, appartiene solo a Dio, e noi non possiamo fare altro che interpretare la sua parola.

Gli ebrei non smettono mai di interpretare, usano tutta la vita alla ricerca della verità teologica, studiando e ristudiando la Bibbia, parola per parola, giorno dopo giorno, alla ricerca delle vocali non messe nella scrittura ebraica, che è composta da sole consonanti, e che quindi apre infinite vie alla sua interpretazione.

Una vocale può cambiare totalmente il senso della frase, creando interpretazioni diverse. L’ebraismo è questo, la spiritualità ebraica è questa, essere santi è questo, è imitare la parola di Dio e cercarne un significato umano.