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Si è conclusa con lo spettacolo “Mi sembrò che una voce” a cura del Piccolo Teatro Orazio Costa di Pescara, dedicato alle opere di Elena Bono, la giornata del 2 Giugno del Festival della Parola.

La rappresentazione teatrale dei testi della scrittrice di origine laziale ma, chiavarese d’adozione, ha suscitato interesse ed emozioni da parte di tutto il pubblico presente, anche grazie all’eccezionale bravura degli attori. L’inizio dello spettacolo è stato incentrato sulla figura di Elena Bono, in quanto poetessa, e del ruolo che il poeta deve mantenere nello svolgere il suo lavoro. Come affermava Goethe: “Tu poeta, lavora e non parlare”, il poeta è colui che lavora attraverso la parola e l’arte è quindi “dire parole di vita eterna”. L’ispirazione è momentanea, fulminea; l’elaborazione è invece la parte più complessa e faticosa ma che è necessario compiere.

La rappresentazione de “La morte di Adamo” è stata ricca di pathos ed ha provocato una visione catastrofica dell’avvenimento; la lotta fra Dio e l’uomo, fra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto sono stati i temi centrali dello spettacolo. Largo spazio è stato anche dedicato alla smisurata Fede di Elena Bono, la quale considerava la fiducia in Dio, l’unica salvezza degli uomini, in quanto presente anche nell’individuo più misero. L’autrice nell’opera si ritiene essere una “cattiva cristiana” perché non ha saputo riconoscere la presenza di Dio nel personaggio a lei ostile. Elena non ha saputo resistere di fronte al male ed esso stesso ha cominciato a tessere la sua ragnatela dentro di lei.

La parte finale dell’esibizione è stata invece dedicata principalmente al personaggio di Aldo Gastaldi “Bisagno” di cui, durante la sua giovinezza, la poetessa aveva incontrato lo sguardo e ne era rimasta talmente affascinata, al punto da definirlo la sua “Guida” nella vita e colui che era capace di lasciare speranza.

Lo spettacolo si è infine concluso con un riferimento al tempo, paragonato ad una “casa dalle innumerevoli stanze, in cui tutto è per sempre”. Ed è proprio così: il tempo è per sempre e devono essere le persone a ricercare la propria vocazione e ad impiegarlo nel miglior modo possibile, lasciandosi affascinare dall’arte.