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di Jessica Salemi e Virginia Casella

Partiamo dalla frase che ha colpito particolarmente gli spettatori: “L’etica è un’ottica”. Si, perché vi siete mai chiesti da dove nasca la morale? Secondo quanto emerge dalle opere di Elena Bono, come affermato anche dal giornalista Francesco Marchitti, la morale nasce dallo sguardo che gli altri rivolgono a noi e da come noi osserviamo il mondo. D’altronde, anche i Medioevali dicevano “Ubi amor, ibi oculus”, ovvero “dov’è l’amore, lì c’è lo sguardo”.

In tutto ciò risulta molto importante anche l’imprevisto e dunque il Professore Enrico Rovegno accoglie amichevolmente il pubblico catapultandolo nel momento del suo incontro inaspettato con Elena Bono. Si sono incontrati proprio quando lavorava come custode della Biblioteca della Società Economica di Chiavari che ospita l’archivio di Elena. “Si comincia sempre dando voce al vero protagonista dell’incontro” e così interviene Stas’ Grawronski, conduttore del programma “Cult book”, per rendere vive le parole della scrittrice leggendo alcuni brani tratti dalle sue opere.

Incontro, imprevisto, sguardo, morale… tutte queste caratteristiche si ritrovano durante la lettura dei versi del libro “Per Aldo Gastaldi “Bisagno” dove si narra dello sguardo di quel giovane partigiano che Elena incrociò durante la sua giovinezza e che diventò, grazie a quell’incontro imprevisto, la sua guida.

La giornalista dell’”Osservatore Romano” chiarisce lo scopo delle opere di Elena Bono, che non è quello di intrattenere lo spettatore, ma di aiutarlo a guardare se stesso: perché è facile guardare i difetti degli altri, ma è difficile ammettere i propri. Infatti, la Bono adotta il metodo del filosofo Goethe il quale riteneva fondamentale per la conoscenza l’esperienza, poiché è impossibile conoscere “per sentito dire”.

Altro tema centrale della produzione letteraria dell’autrice è quello della libertà intesa come caratteristica per cui l’uomo diventa partecipe dell’essenza di Dio. Inoltre, i personaggi delle sue opere affrontano il problema della morte, cioè il limite con cui l’uomo si scontra e si pone a confronto con il mondo. Risulta quindi importante la scelta tra il bene e il male ed è determinante non scoraggiarsi difronte alle difficoltà perché, come ribadisce Marchitti, “è scomodo sentirsi dire che la conoscenza inizia dove si incontra il difficile, ma accettare questa scomodità aiuta ad approfondire il proprio sapere, a conquistare nuovi occhi”.

Il capolavoro è un soggetto vivo ed infinito come ogni individuo e come tale non può essere ridotto ad una critica sterile; è un cammino in ascesi che dura tutta la vita e che aiuta a proiettare il nostro sguardo oltre tutti i nostri limiti…