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di Benedetta Petulicchio

Come può un’opera di fatto distante dal mondo di internet, entrare a farne parte? Elena Bono, prima di morire: “…ha avuto modo di apprezzare, quasi come una magia” ha detto il professor Enrico Rovegno, nell’introduzione all’incontro “L’idea di internet” che si è svolto stamattina all’Auditorium San Francesco. Elena (così viene chiamata, quasi come una cara amica, la poetessa) è riuscita a fare anche questo: prima aprendo il suo ufficiale sito web, poi con l’edizione sotto forma di ebook della sua raccolta di racconti “La morte di Adamo”.

Dunque, seppure per poco, la nostra Elena ha lasciato un pochino di sé anche nella nuova generazione, nella nascente agorà digitale. Ora, tocca a chi l’ha conosciuta (direttamente o no) parlare per lei in questo turbine di novità dove nemmeno la nuova generazione, chi in mezzo a questo vortice ci è nato, riesce a mettere delle radici solide.

A parlare di lei (ma anche per lei) a questo incontro sono state presenti tre “messaggeri”, più uno… “assente”: il saggista Francesco Marchini, la giornalista Silvia Guidi, l’autore Stas’ Gawronski, e il giornalista Alessandro Banfi, che però non è potuto essere presente a causa di un impegno professionale; egli, però, ha partecipato comunque all’incontro, inviando il suo intervento che è stato letto dal professor Rovegno.

Ogni intervento si apriva con un testo di Elena, letto da Gawronski: nessun’altra voce avrebbe potuto onorare le parole della nostra Elena così. Una voce calda e avvolgente, grave, che faceva venir voglia di ascoltarla per sempre; non una cosa scontata, perchè i testi scorrevano lenti, si poteva assaporare ogni parola, permettere al cervello di elaborarne un’interpretazione.

Seguivano, poi, non le opinioni, ma i veri e propri racconti di qualcosa che Francesco Marchini ha definito “Il misterioso rapporto con un’opera letteraria”, perchè è vero, è un mistero come la bellezza ti travolge quando leggi qualcosa con cui poi avrai un rapporto, e Marchini ha sentito proprio questo leggendo “La morte di Adamo”, la “bellezza che mi travolgeva”.

Ma spesso questo rapporto può incominciare per caso, da qualcosa di piccolo, come un semplice sguardo: Alessandro Banfi proprio questo ha valorizzato, scegliendo un pezzo tratto dal libro che Elena ha dedicato a Bisagno, il grande soldato Partigiano che ha segnato con la sua straordinaria presenza la nostra città e i nostri monti.

La scrittrice racconta di come quel giorno Aldo Gastaldi, passando sotto la sua finestra in motocicletta, abbia alzato la testa per un momento, e lei abbia intravisto i suoi occhi azzurri, e abbia letto in essi tutta la fede, la giustizia, la purezza, il riflesso di chi li guardava.

“L’etica è un’ottica” ha citato Banfi, “Elena Bono incarna questo concetto (…). Ha vissuto sempre con una sensibilità particolare, in un corpo a corpo con la realtà”.

Anche Silvia Guidi ha ripreso questo concetto: “La bellezza delle cose parte dal tuo sguardo su di esse e questo tema è sempre presente in Elena Bono”.

La giornalista poi ha detto che Elena aveva la capacità di far leggere allo spettatore, o a chiunque altro, sé stesso. Proprio come gli occhi di Bisagno.

Non conosco molto bene Elena: l’ho incontrata, sì, attraverso un amico, e mi è bastato vedere l’affetto con cui lui si riferiva a lei per capire che era qualcuno che poteva rimanermi impresso, capace di farmi leggere sulle sue opere me stessa. Pian piano mi sto avvicinando a lei, sentendola sempre più come un’amica. “L’etica è un’ottica”: mi piacerebbe avere la sua.