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di Lorenzo Sanguineti

In fondo il festival della parola è questo, è dialogo, è confronto. La città di Chiavari promuove questo dialogo, questa “parola” fra le religioni, fra le realtà.

“Quale spiritualità per l’uomo nell’era digitale” è stato Il primo dei quattro convegni che si terranno fra il 31/5 e il 3/6, circa il rapporto fra diverse religioni e quindi diversi punti di vista e il digitale, il social, ma anche spiegare le incomprensioni derivanti fra i nostri pregiudizi e le parole, o le usanze di alcune religioni.
Ogni giornata avrà un ospite di una religione diversa; al primo incontro è stato il turno dell’Islam, con l’intervento dell’imam Izzeddin Elzir, di origine palestinese, nonché presidente dell’unione delle comunità islamiche italiane.

Immerso in quella seconda fila, fra quella gente, quei discorsi, è parso proprio di teletrasportarsi nella agorà greca, trascinati fra le parola dell’imam che ha saputo ipnotizzare chiunque nella sala della società economica di Chiavari. Il tempo è sembrato fermarsi, la capacità di intrattenere dell’imam è stata sorprendente.

Il tema principale del discorso dell’imam è stato l’ignoranza, la nostra ignoranza, quella di noi occidentali, di noi del mondo che dichiarò più volte guerra al loro in nome della democrazia e che in cambio ricevette terrore. Le nostre incomprensioni di fronte ai loro modi, ai loro termini e la nostra insofferenza di fronte al loro, ferito , popolo.

Jihad, Allah Akbar sono termini che associano al mondo islamico, anzi, che associamo alla cosiddetta “guerra santa”, ma cosa vogliono dire?

L’imam è stato molto chiaro, Jihad significa in realtà sforzo, ed è lo sforzo interiore della vita del musulmano nell’accrescere la sua fede seguendo i pilastri islamici che vorrei ricordare sono: fedeltà a Dio, preghiera, elemosina, ramadan, pellegrinaggio a la Mecca.

Quel grido, quella parola, che fa rabbrividire tutti, Allah Akbar, usata malamente da quelli che di Corano hanno capito poco è un urlo di guerra santa, di vendetta, di dolore, ma come detto da Elzir, guerra e santa sono due parole che non possono stare insieme. Allah Akbar è il termine con cui un mussulmano entra in preghiera, il momento di massima comunione con Dio per un mussulmano.

Ma c’è chi, di questo discorso, non ha capito nulla, se non niente, minacciando l’imam in modo violento. A metà del convegno, un uomo di mezza età, apparentemente italiano, si è avvicinato con fare minaccioso verso Izzedin , urlandogli di non poter usare parole come “Jihad” in Italia in un primo momento, per poi urlare “vergogna” a due palmi dalla faccia dell’imam, giustificandosi dicendo di aver combattuto in Siria per poi essere accompagnato fuori dalla sicurezza.

Nonostante la profondità del discorso, il coinvolgimento, c’era fra di noi un “estremista” , che però non possiamo giudicare, né lui né quelli islamici, poiché, come diceva Pirandello, prima di giudicare qualcuno, devi prima vivere la sua vita.