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di Elena Rossi e Anna Brizzolara

Giovedì 31 maggio in piazza nostra signora dell’orto davanti alla cattedrale di Chiavari in occasione della quinta edizione del festival della parola si è svolto lo spettacolo “Esodo” tenuto da Simone Cristicchi, cantautore italiano.

Il tema era l’esodo istriano al quale l’artista ha collegato attraverso momenti di recitazione, monologhi e canti, la misteriosa tragedia delle foibe avvenuta in seguito alla fine della seconda guerra mondiale.

Cristicchi è riuscito in modo molto toccante a narrare la storia delle regioni dell’est Italia (Istria, Dalmazia e citta come Fiume, Zara, Pola) immedesimandosi in prima persona nelle testimonianze di coloro che hanno vissuto le tragedie provocate dall’esercito popolare di liberazione della Jugoslavia capitanato dal maresciallo Tito.

Lo spettacolo ha avuto inizio con descrizioni e fotografie del “Magazzino 18” situato nel porto vecchio di Trieste, deposito nel quale si trovano gli oggetti non reclamati delle famiglie italiane che preferirono lasciare la loro città natale piuttosto che sottostare al regime di Tito.

Il cantautore ha proseguito poi con la trattazione del massacro delle foibe, definite da molti solamente profonde buche carsiche, ma che in realtà celano una verità agghiacciante: nelle foibe, profonde centinaia di metri, venivano gettati i corpi delle vittime della pulizia etnica attuata dai partigiani jugoslavi.

Ha continuato con il racconto dell’esodo giuliano dalmata, ovvero l’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Si stima che il numero di persone che lasciarono le loro terre d’origine ammonti a circa 350000. Non ebbero l’accoglienza desiderata: vennero infatti distribuiti nei centri recupero profughi, dove rimasero per più di dieci anni. Si trattava di strutture molto poco accoglienti, senza riscaldamento, causa della morte di Marinella, una bambina di appena un anno.

Cristicchi ha concluso lo spettacolo con la narrazione della terribile tragedia avvenuta nella spiaggia di Vergarolla, a Pola, del 18 agosto del 1946. A un anno circa dalla conclusione della seconda guerra mondiale gli abitanti della cittadina si godevano finalmente una giornata di pace assistendo ad una gara di nuoto, quando improvvisamente le 28 mine presenti sulla spiaggia che si pensava fossero disinnescate da tempo, esplosero causando circa 100 morti.

Verso la fine il cantautore ha coinvolto il pubblico con la canzone “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, cantautore del passato di origini istriane e testimone dell’esodo. In conclusione si è ricollegato al tema iniziale del “magazzino 18” cantando una canzone a riguardo, con la quale ha terminato lo spettacolo nel caloroso applauso del pubblico.