La sua radice etimologica risiede nel verbo greco ἀγείρω, che significa raccogliere, radunare. E’ il termine con il quale nell’antica Grecia si indicava la piazza principale della polis: AGORA’, dove i cittadini si radunavano per discutere le questioni principali. A questo luogo chiave della vita dell’uomo il Festival della Parola vuole dedicare la sua 5° edizione.

“Dall’agorà dell’Antica Grecia alla piazza virtuale della Rete” quattro giorni per incontrarci, confrontarci e raccontarci le trasformazioni di questo topos urbanistico ma anche ideale, cardine della vita economica e commerciale ma anche religioso e politico, luogo della democrazia per antonomasia, sede delle assemblee dei cittadini e con il passare dei secoli anche sede delle lotte di piazza e delle grandi contestazioni e oggi spesso “non luogo” sostituito dalla piazza virtuale della Rete.

Nella sua storia, dunque, la parola AGORA’ ne incontra molte altre, che la caricano di ulteriori significati: contestazione, libertà, partecipazione, impegno, arte e chissà quante altre ancora. In questo gioco di innumerevoli incroci, il Festival della Parola ha scelto alcune particolari convergenze.

Se la piazza è stata sede di contestazioni, nel 50° anno del Sessantotto, non si poteva non abbinarla ai movimenti studenteschi e operai, alle grandi manifestazioni, ai cortei che caratterizzarono quella pagina indimenticabile di storia. Proprio al Sessantotto saranno dunque dedicati alcuni appuntamenti, per cercare di capire cosa rappresentò quel movimento rivoluzionario e quale sia l’eredità che ci ha lasciato, nel bene e nel male.

Certamente ebbero a che fare con i fermenti del tempo e con le rivendicazioni che nascevano dalla piazza di allora: Giorgio Gaber e Michelangelo Antonioni, i due “ospiti speciali” di quest’anno, due artisti molto differenti fra loro ma uniti da un filo rosso che li conduce entrambi a Chiavari.

Il Signor G:

“Credo che il pubblico mi riconosca una certa onestà intellettuale. Non sono né un filosofo né un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell’aria”. Un uomo profondo e sensibile, un intellettuale coerente e raffinato, un uomo di spettacolo intelligente e creativo… Questo e molto di più di questo è stato Giorgio Gaber. La sua personalità verrà ricostruita attraverso testimonianze di amici, esperti e collaboratori, che sveleranno anche lati rimasti sino ad ora inediti dell’amatissimo Signor G.

Antonioni, poeta di un mondo in cambiamento:

“Penso che gli uomini di cinema debbano sempre essere legati, come ispirazione, al loro tempo. Non tanto per esprimerlo nei suoi eventi più crudi e più tragici, quanto per raccoglierne le risonanze dentro di sé”. Michelangelo Antonioni,  è stato un regista cinematografico ma anche sceneggiatore, montatore, scrittore e pittore italiano e in ogni campo si è rigorosamente ispirato alla realtà del suo tempo per scandagliarne conflitti e sospensioni. Ribattezzato come il regista dell’alienazione e dell’incomunicabilità, è stato un grande innovatore, affrontando per primo i temi dell’alienazione e del disagio esistenziale e riuscendo, con mirabile capacità introspettiva, a delineare le psicologie e i sentimenti dei protagonisti del suo cinema.

A loro si aggiunge la voce poetica di Elena Bono…

Una delle maggiori scrittrici italiane del secondo Novecento. Mistica e visionaria, dallo stile composito e raffinato, negli anni Cinquanta è un’emergente di casa Garzanti insieme a Pier Paolo Pasolini. Consacrata da Emilio Cecchi, dopo i primi successi è abbandonata dalla casa editrice. Resterà fedele alla sua vocazione per tutta la vita. Alcuni episodi della sua vita, oltre ad aver vissuto dall’età di dieci anni, sino alla morte a Chiavari, la rendono perfettamente adeguata al Festival: era traduttrice delle tragedie greche, studiosa appassionata dei classici ma ancor più era letteralmente a servizio della Parola come disse lei stessa: .