20Sigaretta fra le dita, sguardo stanco, voce roca e un sorriso gentile. Ci si presenta così Marco Travaglio, dopo il magnifico spettacolo che ha indiscutibilmente riempito il Teatro Cantero di Chiavari.7

Avevamo preparato parecchie domande, le avevamo imparate e ripetute, eppure le gambe tremavano lo stesso. Del resto, a quanti diciassettenni capita di intervistare uno dei giornalisti più affermati degli ultimi anni? Ci concediamo l’agitazione e cominciamo con l’intervista.

Come possiamo ricercare un’informazione libera da contaminazioni ed essere sicure che questa notizia sia, prima di tutto, vera?

Bisogna essere sicuri che colui che te l’ha fornita ti indichi le fonti, ti dia la possibilità di verificarla ed eventualmente di smentirla. Tutte queste sciocchezze che chiamano “fake news”esistevano anche un tempo: si chiamavano “balle” e stavano sui giornali, le radio, la televisione e su tutti i mezzi di comunicazione che nel corso del tempo si sono succeduti e affastellati. È un procedimento faticoso, bisogna prima fare un lavoro di confronto tra le varie testate e i vari giornalisti, ed è difficile trovare quelli che si ritiene affidabili e quelli che non si ritiene affidabili. Io, per esempio, mi fido della Gabanelli perché nel corso degli anni non mi ha mai ingannato. Ovviamente se a qualcuno piace leggere un certo tipo di giornale e quello gli offre il servizio che lui si aspettava è bene che lo sostenga, se non glielo dovesse offrire può protestare, interloquendo con i giornalisti che non svolgono il servizio per cui sono pagati e per cui noi paghiamo in edicola o tramite il canone. Oggi con i social è facile raggiungere il giornalista, per ringraziarlo quando fa bene il suo mestiere oppure contestare quando lo esegue male.

“Slurp”, il recital che ha messo in scena questa sera, si basa soprattutto sull’utilizzo della satira, lo considera un mezzo utile ed efficace?

È un linguaggio, secondo me, il più utile che ci sia. Perché usando questo anziché la predica o l’invettiva annoi meno e i concetti rimangono più impressi. Racchiudendo un concetto in una battuta rimane molto più nella mente, che non facendo una filippica che, dopo un po’, ti stufa. Penso che in questi anni la satira sia stata così combattuta da regimi e guerre proprio perché è il linguaggio più efficace che ci sia. Spesso una vignetta o un aforisma sono più utili per capire un problema che tanti libri e saggi. È immediata e fulminante, quindi utilizzandola catturi l’attenzione dei lettori o degli spettatori. Ti fa ridere e allo stesso tempo riflettere, non è una barzelletta.

Quanto sarebbe potuta essere diversa la sua carriera se non avesse avuto l’ardire di prendere decisioni così nette e talvolta scomode?

Sarei considerato come tanti che galleggiano nel grigiore generale e si barcamenano. È chiaro che quando prendi posizione e fai nomi e cognomi, dicendo sempre come la pensi, ovviamente ti fai una serie di nemici. Enzo Biagi mi diceva sempre: “Non puoi avere sempre l’approvazione dall’alto e dal basso, devi scegliere”, se vuoi l’approvazione dal basso devi fare un certo percorso, se vuoi quella dall’alto devi farne un altro. Ho molta gente che mi ringrazia e tanti, magari, non avevano capito niente. Quando criticavo Berlusconi pensavano che lo facessi perché ero di sinistra, poi hanno visto che criticavo anche i governi di sinistra, allora si sono rassegnati. Io non prendo posizioni per partito preso, lo faccio perché ho delle idee e le applico in maniera imparziale. Ogni tanto dicono che sono dei 5Stelle, ma non ha senso. Loro dicono oggi delle cose che io dicevo vent’anni prima che loro nascessero, come potrei dire di non essere d’accordo quando dicono cose che condivido? Quando dicono idiozie, lo esprimo chiaramente.

Perciò quanto è importante “metterci la faccia” e prendersi la responsabilità delle proprie azioni, in politica, come nel giornalismo?

Soprattutto nell’era dei social dove c’è un bombardamento di input che vengono da tutte le parti, sarà sempre più importante la riconoscibilità e la credibilità che ci si guadagna nel corso degli anni. Si andrà sempre di più alla ricerca della firma, proprio per riuscire a districarsi in quella giungla di messaggi contraddittori che arrivano. Per cui quando si riconosce un nome o una faccia di cui ti puoi fidare, lì ti fermi. Ciò però si costruisce negli anni, non è una cosa immediata, coloro che nascono con un exploit improvviso solitamente durano poco.

Ha definito la “post-verità” uno “spauracchio generale”, cosa ne pensa?

Le “balle” che girano sui giornali e sulle televisioni sono ancora più pericolose perché c’è una testata alle spalle. “Lo ha detto il TG1, lo ha ripetuto il TG5, c’è scritto sul Corriere e lo ha dichiarato Repubblica… Allora sarà vero”. Su giornali e tv c’è un ipse dixit che sul web non c’è. Lì sai che puoi trovare di tutto, quindi quelle che chiamano “fake news” e post-verità si annullano a vicenda, invece quando circolano nei luoghi più sacri dell’informazione faticano maggiormente ad essere smentite.

Rebecca Apicella e Caterina Cammilleri