maggianiQuesta la domanda rivolta al pubblico dell’Auditorium San Francesco che, con Maurizio Maggiani e il responsabile di XTe, le pagine di cultura e spettacolo de “Il Secolo XIX”, Andrea Plebe, non ha discusso di “fake news”, ma di panzane, bufale e menzogne.

Maggiani la chiama “felicità degli occhi bendati”, tanto cara all’uomo e al suo desiderio innato di rendere tollerabile la realtà, così com’è. Secondo l’autore è proprio attorno a questo sentimento che ruota l’economia delle notizie false, da milioni anni. Del resto Troia, la mitica città narrata nell’Iliade, non era altro che una cittadina in un punto strategico divenuta celebre grazie a un uomo che ha fatto di quella guerra la propria passione, ma che comunque è e rimarrà leggenda.

Le informazioni fallaci pertanto, secondo Maggiani, non sono necessariamente frutto di un business creato per trarre in inganno con titoli accattivanti, ma potrebbero nascere anche per addolcire una vita, indiscutibilmente, complessa.

Se poi la stragrande maggioranza delle persone, nel giro di pochi decenni, si è ritrovata in balia di una democrazia totale in cui l’individuo può conoscere tutto e produrre altrettanto, l’uomo oggi si trova a dover scegliere e questo, è risaputo, non porta che all’infelicità.

Inventare per tollerare, sembra quindi l’unica opzione possibile e credere alle proprie menzogne è senza alcun dubbio la via più semplice.

Caterina Cammilleri, Arianna Casano e Sara Nicatore