Sandro Pertini1Domenica pomeriggio, Sala del Consiglio del Municipio di Chiavari. Il Festival della parola si confronta con la grande politica, quella praticata e vissuta da Sandro Pertini: uomo, partigiano, parlamentare, Presidente.

L’introduzione di Giorgio Getto Viarengo, storico locale e consigliere comunale, richiama l’attenzione del pubblico sul Municipio, Palazzo Bianco, luogo delle istituzioni democratiche, che i cittadini devono conoscere: ecco che inizia un viaggio fatto di immagini alla scoperta di Chiavari e della sua storia civica.

In questo palazzo, in questa sala, nel 1976, Sandro Pertini ricevette l’Ulivo d’oro, a celebrazione di una vita che spesso si intrecciò con la storia di Chiavari.

La vicenda privata e pubblica del Presidente è rievocata da Fernanda Contri, Vice Presidente emerita della Corte Costituzionale. Al centro del ricordo l’amore, la passione per la libertà di Pertini. Arrestato una prima volta nel 1929 come antifascista, si sottopone, ben consapevole, a una vita di rinunce. Nel 1933 non sta bene; la madre chiede la grazia, ma lui rifiuta. Uscirà dal confino dopo 14 anni. Sarà poi ancora arrestato, ma sempre lotterà da socialista per la libertà dei compagni, di tutti. Per primo alla radio, a Milano, darà la notizia della liberazione.

Inizia poi un altro pezzo di storia, in mezzo alla politica tormentata degli anni ’70, segnata dal terrorismo. Un uomo straordinario, perbene, pulito, corretto, come forse nessuno. Le parole di Pertini, tratte da suoi discorsi e lettere, recitate da ragazzi dell’associazione Il Minollo, suscitano l’emozione del pubblico; colpiscono soprattutto le parole volte a ricordare i valori imprescindibili della libertà e della giustizia sociale, gli unici capaci di far sentire ai cittadini la Repubblica come madre, nella fierezza della comune appartenenza all’Italia e all’Europa e nel rispetto della Costituzione.

La commozione più forte alla lettura della lettera scritta alla mamma il 23 febbraio del 1933 per rimproverarla amorevolmente ma fermamente della grazia che lei aveva chiesto per lui: la fede laica nella libertà e nell’onestà sostanzia le parole della grande politica che Pertini ci lascia in eredità.

Stefania Rossi