IMG_8565Un percorso coinvolgente e molto personale attraverso la parola, espressa in tutte le sue forme e sfumature di significato: questo lo spettacolo che ieri sera al Teatro Cantero ha visto protagonista uno dei più noti interpreti italiani: Francesco Pannofino.

Non appena l’attore sale sul palco appaiono chiare le sue intenzioni: raccontare se stesso in un modo del tutto inedito, che spezza qualsiasi consuetudine e formalità; il recital infatti fin dai primi momenti assume il carattere di un dialogo tra amici, e avvolge il pubblico in un’atmosfera familiare, resa possibile anche grazie alla presenza di un amico-collaboratore quale, Alfredo Saitto.

L’artista non esita a definire un “lusso” questo suo rapporto con la parola, che sta al cuore di questo Festival così come della sua vita, e tenta di rendere partecipe di questa sua condizione privilegiata l’intera platea mettendo in scena i brani del suo ultimo album “Io vendo le emozioni”. Tra una risata e qualche confessione più personale, veniamo a conoscenza degli aspetti più intimi della vita di questo grande personaggio,di cui parla in “Canta!” dedicata al fratello musicista, ma anche in “Ciao mio eroe” scritta in occasione della nascita di suo figlio. Con la stessa naturalezza ci racconta del suo trasferimento da Imperia a Roma e di quel mare che non l’ha mai del tutto abbandonato; arriva a condividere anche un evento tragico della sua biografia come il rapimento di Aldo Moro di cui racconta in “Sequestro di stato”. Pannofino si rivela un artista a tutto tondo che non ha la presunzione di introdurci alla bellezza della parola solo attraverso i suoi testi ma propone anche opere di altri grandi autori della nostra tradizione, da De Andrè a Gaber, fino ad un artista che è anche un amico, Enrico Ruggeri.

Sostenuto dal suo talento l’artista ci coinvolge nelle dinamiche della sua vita, rendendoci partecipi delle vicende più importanti, delle gioie, ma anche dei fallimenti perchè “non tutte le ciambelle possono uscire con il buco” e in anni di carriera anche le delusioni non mancano; l’ultima parola però è sicuramente un messaggio di speranza, un invito che ci rivolge con la simpatia che lo caratterizza e che ci sprona a cogliere la ricchezza e la bellezza di ciò che ci sta intorno, proprio a partire dalle parole

Rebecca Apicella e Caterina Cammilleri