righiIeri sul palco dell’Auditorium San Francesco c’eravamo anche noi. Solo questo basterebbe a mettere in soggezione qualsiasi studente, se poi su quel palco devi anche parlare, le cose si complicano. E non poco. Perché noi redattori di “Ermes”, la rivista del Liceo Marconi-Delpino di Chiavari, siamo abituati soltanto a scrivere.
Inviti, chiamate notturne per le fatidiche “prove generali” e momenti di ansia allo stato puro per l’appuntamento che per noi è stato, e sarà, il più importante dell’intero Festival.

A condividere la nostra agitazione c’erano anche i ragazzi di “Dragut”, il giornalino scolastico del Liceo D’Oria di Genova, nostri compagni in questa esperienza che ha dell’incredibile. Reclutando infatti sette ragazzi che vorrebbero fare del giornalismo il proprio mestiere e affiancandoli a personaggi quali il direttore de “Il Secolo XIX” Massimo Righi (in foto) e il responsabile dell’edizione Levante Roberto Pettinaroli, non si può che ottenere una meraviglia. Almeno per noi lo è stata, eccome.

Si è discusso di temi scottanti quali le “fake news” e il nuovo fenomeno della post-verità, che, in tempo di Brexit ed elezioni, stanno mettendo in crisi il mondo dell’informazione. Le notizie fallaci sono sempre esistite, ma il web, come in molti altri ambiti, ne ha amplificato la risonanza; tanto da allarmare alcune tra le personalità più influenti del globo. Tra questi proprio Mark Zuckerberg, celeberrimo fondatore di Facebook, si è premurato di mettere sull’attenti gli utenti riguardo le cosiddette “bufale”, ormai dilaganti sui social media. Quindi è responsabilità di noi giovani, principali fruitori di notizie online, leggere con attenzione, verificare le fonti e, soprattutto, fare delle ricerche incrociate per evitare di incorrere in un circolo vizioso senza fine, dove la verità finisce per perdersi.

Scrivere per dei giornalini, senza alcun dubbio, ci aiuta ad essere maggiormente vigili nei confronti di “fake news”, ma quando si parla di post-verità, purtroppo si può fare poco, se non cercare di rendere la verità stessa accattivante. Questo è uno dei compiti del giornalista e a scoprirlo sono stati proprio i nostri colleghi genovesi, grazie ad un progetto di alternanza scuola-lavoro tenutosi alla redazione de “Il Secolo XIX”.

Noi, attraverso questo “Blog della Parola”, comunque non siamo da meno. Dover consegnare un pezzo entro poche ore ed essere responsabili in prima persona di ciò che poi andrà “in rete” non è sicuramente cosa da poco. Pertanto vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno dato questa preziosa opportunità di crescita e di arricchimento, che ci ha fatti sentire, anche se per poco, più vicini al nostro sogno.

Caterina Cammilleri, Arianna Casano e Sara Nicatore