Anaximander001Essendo figli della contemporaneità siamo abituati a considerare il sapere umanistico e quello scientifico come del tutto distinti. Noi ragazzi, per primi, adottiamo questa mentalità ogni giorno, definendoci più o meno affini a una della due categorie.

Questa mattina, al Teatro Cantero, si è tenuta una conferenza dal titolo “L’immagine del mondo dall’Antichità alle scoperte più recenti” a cura del Liceo Marconi-Delpino. La denominazione di questo appuntamento potrebbe sembrare ambigua, infatti se considerata dal punto di vista dello studente sorgono spontanee due domande: di quale ambito si tratterà? Umanistico o scientifico? È il sottotitolo a chiarire ogni dubbio. I testi approfonditi sono quelli di Carlo Rovelli, fisico italiano celebre fondatore della gravità quantistica a loop ed esempio di chi ha fatto della conoscenza a tutto tondo il proprio mestiere.

I nostri compagni, nelle vesti di relatori, hanno messo in luce la peculiarità dello studioso, ovvero la capacità di spaziare dalla fisica alla filosofia con la stessa naturalezza di Anassimandro nel VI secolo a.C., approfondito in seguito dagli alunni dell’indirizzo Classico. Descrivendoci esperimenti alla base della meccanica quantistica o reinterpretando il principio d’indeterminazione, i ragazzi del Liceo Scientifico hanno dimostrato come una particella si comporti in maniera diversa a seconda della presenza o meno di un osservatore e come vi siano coppie di grandezze non misurabili contemporaneamente con precisione.

Dopo aver dimostrato come lo spazio che a noi sembra piatto in verità sia curvo, possiamo concludere che, come sostiene Carlo Rovelli, la realtà non sia effettivamente come ci appare. Riflettere per compartimenti stagni pertanto non porterebbe ad altro se non a distinguere due ambiti mirati a comporre un sapere, in realtà, complementare.